Normativa europea e nuova Pac, rischio tagli per l’Italia

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Normativa europea e nuova Pac, rischio tagli per l’Italia

L’attuale Politica agricola comune, in scadenza nel 2020, sarà prorogata di uno o due anni. Ma in futuro il nostro Paese potrebbe perdere 375 milioni di euro all’anno

15 novembre 2019

Scongiurare i tagli all’Italia: è l’impegno più grande che il mondo agricolo chiede, compatto, alla politica in vista delle prossime mosse dell’Unione europea. L’attuale Pac – Politica agricola comune – è in scadenza nel 2020 e sarà prorogata di almeno un anno. Ma la riforma prevista da Bruxelles per i sette anni successivi, con una sforbiciata ai fondi, preoccupano non poco gli operatori del settore. Andiamo a scoprire lo scenario con QdC® - Quaderno di Campagna®.
 

Stesse regole aspettando il nuovo corso

La Commissione europea ha proposto la proroga della Pac di un anno: vuol dire che la nuova entrerebbe in vigore a partire dal 2022. Ma potrebbe non bastare, tanto che il Parlamento ha chiesto di mantenere le stesse regole fino al 31 dicembre 2022 e il medesimo orientamento potrebbe emergere dal Consiglio Ue (lunedì 18 novembre si riuniranno a Bruxelles i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri). Si va quindi verso una proroga biennale, aspettando che si raggiunga un accordo sulla prossima Politica agricola comune.

Resta comunque il nodo delle risorse finanziarie nel periodo di transizione: se verrà considerata la dotazione prevista nel quadro finanziario pluriennale 2021-2027 – che è comunque oggetto di discussione tra Commissione, Parlamento e Consiglio – l’Italia farebbe comunque i conti con un calo annuale sia dei pagamenti diretti (3,5 miliardi di euro), sia dei pagamenti per lo sviluppo rurale (1,2 miliardi): vuol dire perdere 375 milioni.
 

Meno fondi da Bruxelles, l’Italia dice no: “Un pericolo da evitare”

Il tema centrale è proprio quello relativo al quadro finanziario pluriennale e al budget per la prossima Politica agricola comune. Il taglio proposto dalla Commissione è consistente, l’agricoltura italiana perderebbe 375 milioni di euro all’anno che si distribuirebbero con un taglio lineare del 15% sui fondi dello sviluppo rurale e del 4% sui pagamenti diretti. Significherebbe, considerando i sette anni di durata della Pac, una riduzione di circa 2,7 miliardi per l’Italia. Quella che il mondo agricolo chiede a gran voce di scongiurare: anche il ministro Teresa Bellanova e l’europarlamentare Paolo De Castro si sono detti contrari e hanno annunciato battaglia.

Il punto di partenza è l’ipotesi di riforma della Pac presentata dal commissario uscente Phil Hogan (la commissione von der Leyen entrerà in carica a dicembre): così com’è porterebbe a un radicale cambio di impostazione con l’adozione di 27 piani strategici nazionali. Diverse le voci contrarie, a partire da quella dello stesso De Castro (coordinatore gruppo S&D alla commissione Agricoltura dell’Europarlamento) che ha parlato di “ritorno al passato perché la rinazionalizzazione non è compatibile con il new green deal”.

Differente l’opinione di Dario Casati, uno dei più autorevoli economisti agrari d’Europa, a lungo prorettore dell’Università di Milano, per il quale servono invece “più misure specifiche per i singoli Paesi – l’analisi in un’intervista ad AgroNotizie – e non esiste una taglia che va bene per tutti”. La partita è ancora aperta e lunga: il finale non è ancora scritto.

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