Agricoltura, quattro rivoluzioni in poco più di un secolo

Agricoltura, quattro rivoluzioni in poco più di un secolo

Dalla meccanizzazione alle rivoluzione digitale, ecco quali sono stati i passaggi cardinali nella storia dell’agricoltura dell’ultimo secolo che hanno dato vita a quattro diverse “ere”. Con la quinta che già sembra fare capolino.

11 luglio 2023

Oggi quando si parla di agricoltura, gli operatori del settore parlano spesso della cosiddetta “agricoltura 4.0”, riferendosi a quell’insieme di tecniche e tecnologie digitali interconnesse che, operando sui dati raccolti dall’azienda agricola, punta a ottimizzare i processi produttivi e a definire modelli operativi sempre più sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale. Ma questo modello è soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, ad aver rivoluzionato il settore primario (e già qualcuno vocifera di un “5.0” all’orizzonte): ripercorrendo gli ultimi 120 anni circa, infatti, possiamo definire con buona approssimazione le quattro “ere” dell’agricoltura, dal 1900 a oggi. Riavvolgiamo quindi il nastro del tempo e vediamo, in sintesi, come siamo arrivati allo scenario attuale e quali sono quelli in vista per il futuro. 

 

Dagli animali alla meccanica

A trasformare lo scenario di riferimento del mondo agricolo è stata, in primis, la rivoluzione industriale: crescita della popolazione da un lato e “fuga dalle campagne” dall’altro (in favore della vita in città, legata allo sviluppo dell’industria moderna) hanno costretto l’agricoltura a fare i conti con un boom della domanda accompagnato da un crollo della manodopera disponibile. Ecco entrare in scena, allora, la prima grande rivoluzione del settore: la meccanizzazione. A definire la cosiddetta “Agricoltura 1.0” è infatti l’introduzione delle macchine in campo: i trattori sostituiscono la trazione animale e aumentano l’efficienza del comparto ma sono ben lontani dall’essere una panacea al cambio di scenario descritto sopra. La gestione dei primi mezzi agricoli, infatti, richiede ancora moltissima manodopera e il nuovo approccio, pur accelerando alcune fasi, non si dimostra davvero incisivo sul fronte della produttività. La cosiddetta “Agricoltura 1.0” è un passo in avanti. Ma non basta. 

 

La “Rivoluzione verde”

Dovremo aspettare il Secondo Dopoguerra, intorno agli anni ‘50, per assistere a un primo reale cambio di paradigma: la “rivoluzione verde” o “Agricoltura 2.0” che per quattro decenni dominerà il settore garantendo, per un certo lasso di tempo, un’impennata nelle produzioni. Un risultato merito dell’introduzione dei trattamenti antiparassitari, dell’uso scientifico delle fertilizzazioni, dello sviluppo - attraverso la genetica - di varietà maggiormente resistenti: la definizione di “rivoluzione verde” nasce infatti dall’effetto esplosivo (non a caso spesso affiancato a quello del boom economico degli anni ‘60) sulle quantità prodotte e, parallelamente, sui consumi (ma anche, purtroppo, sugli sprechi alimentari). Eppure si tratta, a ben vedere, di una definizione fuorviante perché di “green” nell’accezione moderna del termine questa rivoluzione ha ben poco: alla base di questo modello, infatti, gli esperti vedono una concezione sull’uso delle risorse ambientali oggi non più sostenibile. L’agricoltura 2.0, infatti, si basava sul modello della crescita ad ogni costo attraverso coltivazione di nuove terre, uso maggiore di fertilizzanti, abuso delle risorse idriche ed energetiche: un modello destinato a tramontare con l’arrivo degli anni ‘90 e di una maggiore coscienza dello “stato di salute” del pianeta terra”. 

 

Gli anni ‘90, questione di precisione

Se le risorse sono limitate allora bisogna ottimizzarne al massimo l’utilizzo: è questo, in estrema sintesi, l’approccio della terza era dell’agricoltura, quella nota come “Agricoltura di precisione” o “3.0”. La premessa è la presa di coscienza della “prossima fine” dei combustibili fossili, non più percepiti come inesauribili, a cui si affianca una crescente coscienza delle tematiche ambientali: in campo arrivano nuove tecnologie, inizialmente mutuate dal mondo militare (satelliti, mezzi a guida autonoma) e si diffonde la mappatura delle produzioni che permette di applicare “solo quello che serve, quando serve e dove serve” dal punto di vista idrico, fitosanitario e per le fertilizzazioni. Si affaccia anche, in questa fase, il vero protagonista dell’era successiva: il dato (in particolare quello di campo) che comincia ad essere sempre più rilevante per operazioni sempre più precise.

 

Agricoltura 4.0, lavori in corso

Con un’era “3.0” ancora in pieno svolgimento, negli anni 10 del nuovo millennio la tecnologia delle telecomunicazioni imprime un’accelerazione ulteriore alla svolta digitale in campo e nell’azienda agricola: nasce l’agricoltura digitale o “Agricoltura 4.0” che vede al centro del mirino il dato. Che si tratti di un dato di campo, raccolto da sensori o centraline, o un dato agronomico, di produzione, di conferimento, di origine, non imposta: l’informazione diventa centrale, viene utilizzata in tempo reale, permette di sviluppare modelli previsionali e definire strategie operative. Perché il dato è essenziale ma occorre saperlo leggere, interpretare e analizzare: ecco che, allora, grazie ai dati si impostano procedure automatiche (dalle irrigazioni ai trattamenti) e attraverso i dati si interconnettono hardware diversi, dai droni alle centraline, dai sensori agli strumenti di comunicazione più diffusi, come telefoni e tablet. L’agricoltura, quindi, accoglie la nascita di un nuovo ecosistema, digitale e distribuito, che si affianca a quello ”tradizionale” e ne può valorizzare le caratteristiche: è l’agricoltura 4.0, l’ultima trasformazione in ordine di tempo ma - di certo - non l’ultima in assoluto. 

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